Counseling setting

Counselin Olistico Transpersonale

"Bisogna che l'uomo si renda conto che le situazioni conflittuali che l'oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi così rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate"

Martin Buber (1858).

 

Il Counseling

Counseling è un termine inglese che in italiano non è perfettamente traducibile in Consulenza, proprio perché non si basa sulle direttività, fornendo pareri professionali su una questione di specifica competenza.

La definizione di Counseling secondo la BAC (British Association for Counseling): Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo a seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor (..) lo scopo fondamentale è l’autonomia del cliente, affinchè possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere.

Quindi alla luce di ciò che cosa intendiamo per Counseling?

Il Counseling è un processo dialogico attivo tra un counselor e un cliente (o più clienti in caso di terapia di coppia, famigliare o di gruppi), caratterizzato da principi di Empatia, Autenticità, Congruenza, e basato sull’integrazione di molteplici modelli psicologici e di abilità comunicative, con lo scopo ( in diversi campi di applicazione dalla relazione di aiuto, alla formazione, all’ambito aziendale…)di aiutare il cliente in diversi ambiti.

Alcuni di questi ambiti possono essere:

-la risoluzione di situazioni di crisi, o stati disarmonici emotivi che provocano sofferenza in seguito ad eventi traumatici, e/o a forme di disagio e conflitto relazionale e/o esistenziale.

-esplorare ed analizzare schemi di pensiero e di azione in modo tale da poterli migliorare attraverso il contatto con nuove risorse appartenenti alla natura del cliente, incentivandole.

-prendere decisioni e/o fare nuove scelte congruenti con i bisogni e valori del cliente.

-affrontare in modo nuovo problemi in sospeso mai risolti.

-raggiungere, in un tempo concordato, obiettivi personali negoziati in sessione, con lo scopo di promuovere un percorso di consapevolezza e conoscenza più profonda di sé.

-incrementare la propria autostima

-orientare il cliente all’armonia interiore e a una più chiara definizione del suo compito di vita, in termini di vocazione e missione.

Quindi ciò che differenzia il Counseling dalla Psicoterapia è il tipo di percorso incentrato su situazioni contestualizzate in cui il cliente si sente in disarmonia o disagio, ed è regolato dalla definizione di un obiettivo pianificato nel tempo e nello spazio. La situazione di crisi diventa quindi il centro dell’intervento. Mentre in psicoterapia il lavoro si orienta sulla ristrutturazione di quadri psicopatologici definiti.

Il Dialogo

Il Counseling è un’esperienza di relazione tra il terapeuta e il cliente in cui il dialogo ricopre un’importanza fondamentale. Il dialogo non può essere una chiacchierata, né un’intervista, né una confessione, né tantomeno un “monologo” da parte del terapeuta. Allora che cosa caratterizza il dialogo nella relazione di aiuto durante una sessione di Counseling? Come ho già accennato prima autenticità e presenza nel qui e ora sono due elementi fondamentali. Quindi è un esserci insieme nel momento presente e in modo autentico, questo fa si che il processo dialogico sia caratterizzato da condizioni di reciprocità, e da uno scambio vicendevole di stimoli intellettuali, emozionali, e momenti da parte di entrambi di vera autorivelazione. Rendersi disponibili all’incontro, al dialogo nella reciprocità, ci libera da un supposto sapere dell’altro, così si è aperti all’esperienza di scambio, in cui ognuno diventa partecipe del proprio e altrui mistero. Questo significa anche aprirsi al campo delle innumerevoli possibilità, in una costante ricerca della verità la quale emerge spontaneamente poco per volta attraverso uno scambio autentico fra il counselor e il cliente. Ciò che fa la differenza nel dialogo è la qualità di ascolto. Saper dialogare, significa saper ascoltare.

L’Ascolto

L’ascolto è una pratica fondamentale nell’arte del dialogare. L’uno non può esistere senza l’altro. La maggior parte delle situazioni di conflittualità e incomprensioni relazionali dipendono da una scarsa capacità di ascolto e di impegno nel comprendere che cosa l’altro ci sta veramente dicendo. Ascoltare non significa stare zitti quando l’altro sta parlando, né ascoltare con le orecchie il suono delle parole altrui. L’ascolto nasce dall’attenzione della mente e dall’accoglienza del cuore, è una esperienza cosciente di amore e presenza. Questo fa si che sia un atto volontario che oltrepassa le parole e abbraccia la realtà intera dell’individuo sia quella udibile che inudibile o sia quella visibile che invisibile. Questa qualità di ascolto profondo anche nelle sfumature più sottili, permette al counselor di rimanere aperto e “captare” dall’interazione con il “campo” del cliente le incongruenze, le possibili domande, o punti salienti o di svolta in cui il dialogo (con diverse tecniche) può concentrarsi sull’orientamento di un cambiamento in positivo nella personalità del cliente. Quindi l’ascolto non è un processo passivo, ma attivo in cui si partecipa generosamente donando se stessi e tutta la nostra attenzione nel comprendere l’altro. Saper ascoltare l’altro, significa in definitiva saper ascoltare se stessi. Più questa capacità aumenta e più sarà facile fare spazio dentro di noi per accogliere l’altro e nel dialogo attivo si ascolta l’altro nella misura in cui riusciamo ad ascoltare noi stessi. Questo ci permette di entrare in due tipi di ascolto. Il primo è un ascolto critico che serve per decodificare il messaggio del cliente e il costrutto logico per individuare e valutare la razionalità e la coerenza del suo discorso. Questo tipo di ascolto cerca difetti ed errori, ed è più efficace nel momento in cui un cliente inizia a parlare di questioni pratico/logistiche (es: problemi organizzativi o finanziari al lavoro, oppure nel decidere quale casa affittare o quale lavoro scegliere, ecc). Mentre il secondo è un tipo di ascolto empatico, che non è volto ad esplorare la razionalità, ma a comprendere le motivazioni ed intenzioni sottese. Non cerca errori o incongruenze, lascia semplicemente l’altro se stesso avvolto dal suo mistero e dalla sua potenzialità. In questo tipo di ascolto il counselor non prepara domande o risposte mentre ascolta il cliente, sta insieme al cliente in quello che sta vivendo durante il racconto e le domande che si possono fare sono eventualmente rivolte ad assicurarsi che ciò che si ha compreso è corretto. Questo tipo di ascolto è più utile quando i problemi posti hanno a che vedere con la sfera emotiva, per esempio il racconto del disagio che una donna può provare con il suo fidanzato, oppure i problemi che un padre o una madre possono incontrare nel crescere il proprio figlio, o ancora gli stati d’animo che nascono in un manager nella relazione umana con il suo team di lavoro. Un tipo di ascolto non è meglio di un altro, entrambi vanno utilizzati nei giusti contesti, l’importante è non cadere negli eccessi sia in uno che nell’altro. Un ascolto ipercritico essendo concentrato sui dettagli e non sulle potenzialità, rischia di non dare la giusta attenzione alle emozioni del cliente, facendolo sentire inadeguato. Viceversa un ascolto iperempatico rischia di far andare il counselor in confluenza con il cliente, in totale identificazione, quindi verrebbe a mancare nel dialogo lo scambio dei punti di vista e confronto di idee.

Il Counseling Transpersonale

Ci sono diverse specializzazioni di counseling con tecniche differenti.

Quello che ho scelto io è il transpersonale. Lo scopo di questo tipo di counseling è quello di bypassare la mente, le sue resistenze e le sue paure attraverso tecniche dolci come la respirazione e la meditazione o altre che inducono il cliente a scendere in profondità aggirando i muri che normalmente costruiamo per non soffrire. 

Quando l'emozione viene contattata, avviene un riconoscimento e una presa di consapevolezza, che illumina la vita dell'individuo sulle sue dinamiche, che sessione dopo sessione incomincia a gestire facendo emergere nuove risorse, fino a diventare indipendente. 

Le Ferite Emozionali

Tutta la nostra personalità e le nostre reazioni alle situazioni che la vita ci propone, sono il frutto dell'esperienza che dall'infanzia in poi abbiamo fatto sulle ferite emozionali. 

Quando un individuo entra in contatto per la prima volta con una ferita (es: abbandono, tradimento, ingiustizia ecc...), sente un dolore. Per sopravvivere a questo dolore crea delle reazioni di sopravvivenza per poterlo gestire. Queste reazioni di sopravvivenza, diventano negli anni la nostra personalità, molto lontana dalla nostra natura e risorse.

Insieme a queste reazioni di sopravvivenza si compongono nella nostra mente delle "credenze" delle "convinzioni" di noi stessi e del mondo che ci circonda, che non sono reali e oggettive, ma frutto del filtro del trauma che abbiamo incontrato. Ecco che così non viviamo le situazioni per quelle che sono, ma filtrate da credenze costruite negli anni (es: non valgo nulla, tanto se parlo nessuno mi ascolta, non merito di essere amata, capitano tutte a me...ecc...) e dalle reazioni di sopravvivenza automatiche che si innescano al di là della nostra volontà, come si azionasse un programma al computer, maggiorate da tutto il carico emotivo dell'accadimento in sè nel tempo presente, più tutto il carico emotivo che ci portiamo dietro negli anni. 

esempio: soffro di un trauma da abbandono, perchè quando ho fatto l'inserimento al nido, non ero pronto, è stato gestito male, e mi sono convinto che mia madre mi abbia messo lì perchè non mi ama, così ogni volta che mi ha portato a scuola io stavo male, piangevo, mi arrabbiavo e negli anni mi sono scordato perchè mi sento male ogni volta che vado a scuola, e poi ogni volta che vado al lavoro, e poi ogni volta che sto a casa e attendo il ritorno di chi amo.  Cresco divento adulto, e vado a convivere. Amo moltissimo la mia compagna e lei ama me, ma non riusciamo a essere sereni perchè vivo con il sospetto che lei in realtà non mi ami e ogni volta che tarda 10 minuti dal ritorno dalla palestra, le faccio una scenata di rabbia, sospetti e gelosia. 

Ecco la maggior parte delle volte un cliente arriva con solo la parte finale del racconto: ho bisogno di fare sessioni di counseling perchè la mia compagna se non risolvo la mia gelosia e la mia rabbia mi lascia e non voglio che accada. Io mi sento male, provo ansia rabbia e dispiacere, ma non riesco a cambiare è più forte di me. 

Attraverso il counseling e le tecniche adeguate, si può risalire all'origine, diventare consapevoli, rilasciare e trasformare il dolore e imparare nuove abitudini, grazie a nuove risorse prensenti già dentro all'individuo, ma che non ha mai fatto uscire.  

Alcune delle tecniche utilizzate:

-Respiro

-Meditazione

-Felt Sense

-Gestalt

-Voice dialogue

-Inner child (bambino interiore)

-Giudice interiore

-decondizionamento dei traumi

ecc..

Per far si che il lavoro sia più profondo e risolutivo, mi avvalgo anche di altre tecniche olistiche come trattamenti vibrazionali attraverso l'uso di cristalli, strumenti e Reiki e di rimedi Vibrazionali che fanno un lavoro di campo energetico. 

La sinergia di più tecniche catalizza il lavoro, velocizzandolo e rendendolo più stabile. 

NB: Di questi argomenti se ne vuoi leggere maggiormente rendo disponibile la mia tesi gratuitamente, che invio via mail previa richiesta. 

 

 

 

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